Venezia 69: The Reluctant Fundamentalist


The Reluctant Fundamentalist è il film d’apertura di quest’anno ed ha debuttato appunto il 29 agosto. Il film è diretto dalla regista indiana Mira Nair ed è tratto dal libro Mohsin Hamid. Il film comincia quando un uomo pakistano racconta ad una spia americana la storia della sua vita, come parte di un interrogatorio in merito al rapimento di un professore americano in Pakistan. L’uomo si racconta parlando di un ragazzo pakistano e del suo sogno americano che sia realizza quando, dopo aver frequentato l’università Princeton viene assunto da una grande azienda di Wall Street, la sua carriera è sempre in salita e trova anche una ragazza di buona famiglia con cui da inizio ad una relazione.Tutto questo peró inizia a cambiare l’11 settembre del 2001 con l’attentato al World Trade Center.

Da quel giorno infatti, il suo essere pakistano, che prima non aveva mai causato nessun problema alle persone che lo circondavano inizia ad essere causa di molti avvenimenti spiacevoli, come la sua perquisizione all’aeroporto o il suo arresto preventivo per le strade di New York perché scambiato per un pazzo che era stato segnalato alla polizia. Dopo questa serie di avvenimenti il protagonista inizia a vedere un lato dell’America, razzista e bigotta, che non aveva mai visto; si ritrova quindi a rivedere la sua posizione riguardo a quello che ai suoi occhi era un paese perfetto, libero e pieno di opportunità. La goccia che fa traboccare il vaso è la mostra che la sua ragazza organizza sul suo essere pakistano e la loro storia multi-razziale, che purtroppo viene da lui interpretata come un modo per farlo sentire ancora più discriminato. Pochi giorni dopo, viene incaricato dalla sua azienda di liquidare e far chiudere un’importante casa editrice turca la quale fa ricordare al ragazzo le sue origini e quello che l’America sta facendo alla loro cultura in nome dei soldi. Decide quindi di licenziarsi e tornare, totalmente disilluso, in Pakistan dove insegnerà all’università come creare un “sogno pakistano” mostrando ai giovani la presenza di un futuro anche all’interno del loro paese. Il film, oltre a creare moltissima tensione, spinge lo spettatore a riflettere e mostra come l’America, che si crogiola nei suoi ideali di libertà, uguaglianza e libera impresa, abbia ancora al suo interno una forte componente xenofobica e fondamentalista; atteggiamenti che certamente possono essere messi da parte per l’ideale supremo del denaro.
Il film a mio parere è davvero bello e offre un punto di vista tanto diverso quanto valido sulle tensioni tra oriente e occidente e sull’imperialismo americano nei paesi del terzo mondo ed è finora il film che mi ha colpito di più questa edizione del Festival Del Cinema.

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